Prostituzione e pornografia, lucri garantiti alla criminalità, non ideali femministi.

Si sveglino lor signore e signori dal torpore, perorare certe cause, foraggia la mafia, mantiene lo status-quo della violenza contro le donne, fa gongolare il maschilismo, rivoltare nella tomba le nostre antenate e reitera il “divide et impera” maschilista a danno del sodalizio femminile contro un unico obiettivo: scalfire il patriarcato e liberarsi dalla violenza maschile del corpo femminile.

marzo 2020 – articolo di Patrizia Cordone©  L’Agenda delle Donne©”.  Tutti i diritti d’autrice riservati. Sono vietati il “copia-ed-incolla“, il plagio, la contraffazione dei contenuti e tutti gli usi illeciti alla proprietà intellettuale. In ossequio alla normativa dei diritti d’autrice e del copyright le infrazioni saranno perseguite con severità alle autorità competenti.

Afferiscono a modalità mafiose, tipicamente intimidatorie per zittire. Cartelli strappati, spintonamenti,  insulti, minaccie ed aggressioni fisiche, Il silenziamento agìto con la violenza accade puntualmente ad ogni manifestazione pubblica dell’8 marzo in Italia, in Francia, in Gran Bretagna ed altrove, sta accadendo anche in occasione di presentazioni di libri, iniziative, conferenze contro la prostituzione in crescendo da qualche anno indirizzato alle sopravvissute alla prostituzione ed alle abolizioniste. Avviene in ambiti, dove la promozione dei diritti delle donne, la riaffermazione sempre necessaria del contrasto alla violenza maschilista dovrebbe essere acquisita totalmente, senza eccezioni particolarmente riguardo la prostituzione e la pornografia, due settori spadroneggiati dalla criminalità organizzata con lucri da capogiro. Ci si dovrebbe interrogare sulla matrice criminale della regia attuale delle intimidazioni in perfetto stile mafioso adottate da certi maschi “femministi” (infiltrati della criminalità organizzata per suo conto ed a suo nome?) in ambienti pseudo-femministi e tollerati da talune liberal-femministe ad infierire anche fisicamente contro le abolizioniste. Perplime l’obnubilamento dell’aspetto criminale con l’annesso riciclaggio del danaro sporco da un certo femminismo, che perorebbe la “libertà di scelta e di autodeterminazione” delle donne sfruttate nella prostituzione, senza considerare la pornografia, settore commerciale, dove abbonda la diffusione  di video di donne stuprate. Prostituzione e pornografia sono strettamente connesse all’ideologia maschilista dello sfruttamento dei corpi femminili, si ribadisce a scopo commerciale. Non é più tollerabile il falso equivoco né la mistificazione delle parole “libertà ed autodeterminazione”, male intese a fare proprie da parte delle donne le istanze di dominio maschile, che da sempre si autoalimenta e si autoriproduce sulla violenza fisica, sul controllo del corpo femminile, sulla mercificazione del medesimo; sulla prevaricazione del libero arbitrio femminile, sull’imposizione della coazione del modello maschile, cioè padrone assoluto del corpo e della mente femminile soggiogati a comando. No, non c’é nessuna libertà ad acquiescere al diktat dell’oppressore, alla sua interiorizzazione, a parametrare le aspirazioni di consapevolezza femminile allo standard maschile. Tale concetto é stato ampiamente perlustrato, analizzato, dibattuto e studiato da illustri femministe del passato quali Andrea Dworkin, Kate Millett, la lista é lunghissima fino a risalire all’ottocento. Di conseguenza preoccupa ed allarma la totale ignoranza degli studi compiuti dalle femministe antesignane contrarie sia alla prostituzione che alla pornografia, tanto più che la loro produzione di saggistica é accessibile a tutte, i loro nomi non sono certo di “nicchia”. Dunque sarebbe forse una sorta di presa di posizione “matricida” quella compiuta da talune contemporanee sedicenti femministe refrattarie alla trasmissione ed all’attualizzazione di principi sacri al femminismo storico, in realtà colluse al maschilismo. Peraltro é cronaca cocente la presenza di maschi al loro fianco in episodi violenti nel corso di manifestazioni e-o iniziative pubbliche contro le donne denuncianti tanto la prostituzione che la pornografia ed é proprio questo dato, che dovrebbe indurre a riflettere cioé il fiancheggiamento maschilista alle sedicenti femministe, venuto allo scoperto in troppe situazioni. In altre parole l’edizione aggiornata di “Eva contro Eva” con il plauso maschilista, il “divide et impera” mirato a neutralizzare, inficiare qualsiasi sodalizio femminile minacciante il potere maschile, seppure l’operazione in corso é senza alcun dubbio la peggiore. Peraltro ha gioco facile sull’equivoco di fondo mai pronunciato, vale a dire la “libertà sessuale” sulla scorta della “rivoluzione sessuale” rivendicate dal femminismo di qualche decennio fa inerenti ai ruoli ed ai condizionamenti stereotipati femminili, ma interpretate maldestramente dai maschi a proprio uso e consumo, in effetti é un retaggio ambiguo e viziato in partenza, che si perpetua sotto mentite spoglie a danno della genuina rivendicazione del tempo che fu. Tuttavia oggi si dispone di più mezzi di lettura almeno in termini di quantità, i quali dovrebbero giovare la qualità di interpretazione del fenomeno della criminalità organizzata a livello mondiale, con profitti inimmaginabili a monte sia della prostituzione che della pornografia. Pertanto chi le perora, é collusa-o.

marzo 2021 – articolo di Patrizia Cordone©  L’Agenda delle Donne©”.  Tutti i diritti d’autrice riservati. Sono vietati il “copia-ed-incolla“, il plagio, la contraffazione dei contenuti e tutti gli usi illeciti alla proprietà intellettuale. In ossequio alla normativa dei diritti d’autrice e del copyright le infrazioni saranno perseguite con severità alle autorità competenti.

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