Femministe pakistane minacciate di blasfemia.

Femministe accusate di blasfemia dalla stampa ultracontrollata dalla destra talebana. Rischio di incolumità e di denunce giudiziarie a danno delle donne. In Pakistan, le condanne per blasfemia possono comportare una pena di morte obbligatoria, e tali accuse hanno visto sempre più folle prendere in mano la situazione.

marzo 2021 – articolo di Patrizia Cordone©  L’Agenda delle Donne©”.  Tutti i diritti d’autrice riservati. Sono vietati il “copia-ed-incolla“, il plagio, la contraffazione dei contenuti e tutti gli usi illeciti alla proprietà intellettuale. In ossequio alla normativa dei diritti d’autrice e del copyright le infrazioni saranno perseguite con severità alle autorità competenti.

Con enorme difficoltà ed in ritardo giungono le notizie da questo paese classificato al 151. posto dei centocinquantatre paesi della disparità sessuale secondo il Global gender gap Report 2020 del Forum economico mondiale (documento in PDF). Almeno il 28% delle donne di età compresa tra i 15 ei 49 anni ha subito violenza fisica, con il 40% degli uomini intervistati che concorda sul fatto che era accettabile picchiare la moglie in determinate circostanze, secondo i dati del governo (documento in PDF). Tanto basta per non tollerare che le donne alzino la testa neanche per l’8 marzo. A distanza di due settimane dai cortei dell’8 marzo attaccati pesantemente le organizzatrici sono riuscite a contattare dei reporter stranieri per allertare la loro drammatica situazione. Durante le manifestazioni svoltesi ad Islamabad, a Lahore ed a Karachi sono state riprese dai media ultraconservatori, le immagini state manipolate, persino le scritte dei cartelli con l’esito di filmati “truccati” facendole apparire blasfeme dell’islam. Questi video sono stati diffusi a velocità supersonica attraverso i social e stanno fomentando una violenza al momento soltanto verbale, ma il rischio reale di denuncie ingiuste contro le manifestanti e le organizzatrici permane avallato da gruppi religiosi di destra, che controllano il buon 80% della stampa in particolare quella urdu. Le critiche non si sono limitate ai media, sono giunte anche dal gruppo armato Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP, noto anche come Pakistan Taliban) che quest’anno ha minacciato anche le manifestanti.
Il tutto é tristemente coerente all’impostazione maschilista pakistana e sorda alle istanze femminili. In forma anonima molte manifestanti ed organizzatrici hanno rilasciato le loro dichiarazioni alla stampa indipendente: “C’erano giornalisti alla marcia che molestavano le donne, altri manipolavano video per effetti sensazionalistici. In parte perché la misoginia vende e in parte perché i nostri giornalisti fanno parte della nostra cultura patriarcale e hanno pregiudizi intrinseci …. “Se i giornalisti scavano i propri archivi, vedranno la quantità di uomini che violentano, mutilano e molestano le donne ogni anno – da qui l’appello per ‘il mio corpo, la mia scelta’. Vedranno il numero di uomini che feriscono e uccidono fisicamente le donne, ogni anno, per non aver servito loro cibo abbastanza velocemente o abbastanza caldo …. I partecipanti hanno portato cartelli che sollevavano una serie di preoccupazioni. Un cartello diceva “La vera casa di una donna é quella da cui non può essere cacciata” Un’altra scritta “Controlla i tuoi desideri, non le donne … Perché non leggono i manifesti e ci fanno domande sulle nostre richieste ufficiali in materia di salute e sicurezza delle donne?” “Coloro che hanno condiviso i video [falsi] sapevano cosa stavano facendo, sono abbastanza intelligenti da capire quanto velocemente accuse di blasfemia prive di fondamento prendono fuoco in questo paese“. Questo é il nodo cruciale, infatti fare video e fotografie di donne come mezzo di diffamazione o incitamento alla violenza non è una novità in Pakistan. È stata una tattica vista più volte negli ultimi quattro anni quando le foto delle donne all’Aurat Marches sono spesso alterate e condivise sui social media.

marzo 2021 – articolo di Patrizia Cordone©  L’Agenda delle Donne©”.  Tutti i diritti d’autrice riservati. Sono vietati il “copia-ed-incolla“, il plagio, la contraffazione dei contenuti e tutti gli usi illeciti alla proprietà intellettuale. In ossequio alla normativa dei diritti d’autrice e del copyright le infrazioni saranno perseguite con severità alle autorità competenti.

credito foto immagine di copertina dell’articolo: Aurat March held to mark the International Womens Day in Islamabad [File Aamir Qureshi-AFP]

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