Un ricordo speciale alle partigiane scomparse.

Durante l’ultimo anno ci hanno lasciate, note e meno note, in primis Carla Nespolo, la prima donna presidente dell’Anpi; Rossana Rossanda; Ines Figini; Maria Martini Zacchero, l’ultima partigiana di Sala Biellese; Lidia Menapace e tantissime altre. Per il 25 aprile é doveroso ricordarle.

articolo di Patrizia Cordone©  L’Agenda delle Donne©”.  Tutti i diritti d’autrice riservati. Sono vietati il “copia-ed-incolla“, il plagio, la contraffazione dei contenuti e tutti gli usi illeciti alla proprietà intellettuale. In ossequio alla normativa dei diritti d’autrice e del copyright le infrazioni saranno perseguite con severità alle autorità competenti.

Annita Bonardo, la staffetta partigiana “Mimma” a Vercelli. “Aveva novantanove anni. Noi donne in fondo eravamo politicamente più preparate degli uomini: loro sono andati in montagna perché avevano comunque ricevuto la cartolina rosa, noi l’abbiamo fatto senza alcun obbligo, combattendo prima di tutto per i nostri diritti e per la democrazia. Sentivamo il dovere di cambiare le cose, e lo abbiamo fatto“.

Gina Saracco, partigiana combattente attiva nel Pinerolese. Negli anni della scuola, Saracco viveva con la madre a San Secondo di Pinerolo e rimase colpita dai rastrellamenti di Prarostino e dalla fucilazione del tenente Sansone. Questi fatti, come i colloqui con Camilla Ravera, una dei fondatori del Partito Comunista d’Italia all’epoca clandestina a San Secondo, contribuirono alla sua decisione di entrare nella Resistenza. Nei primi mesi del 1944 diventò militante. Entrò nella squadra di Erminio, dislocata nella zona di San Secondo, Prarostino e Porte. Operò anche nel Vigonese organizzando i trasporti di bestiame e viveri.

Domenica Saracco, l’esperienza partigiana e l’impegno politico. Dopo la Liberazione il suo impegno prosegue prima nel PdA, poi nel PSI. Ricoprirà nel 1970 la carica di Assessora all’assistenza nell’Amministrazione comunale di Nichelino.

Eletta Bigi, la partigiana “Sonia”: l’ultima testimone della pastasciutta a casa Cervi. Contadina, ha partecipato alla Resistenza nel periodo compreso tra il 17 luglio 1944 e la Liberazione. Era sorella di Irnes Bigi che era unita ad Agostino Cervi. Era nata il 25 aprile 1925: una data che dal 1945 è stata per lei un motivo in più per festeggiare.

Giuseppina ‘Pinetta’ Marcora, partigiana. Per le grandi azioni a cui diede il suo contributo ha ricevuto molti attestati di riconoscenza: tra gli altri, il Certificato di Patriota rilasciato a nome delle Nazioni Unite dal Maresciallo Alexander, comandante delle truppe alleate di tutto il Mediterraneo; il certificato dell’OSS (Office Strategic Service) del Governo degli Stati Uniti per la collaborazione data alla vittoria alleata (riferendosi al supporto alla missione Chrysler); quello del Presidente della Repubblica per il riconoscimento della qualifica di Partigiano, come appartenente al Raggruppamento di Dio.

Maria Zibra, partigiana. Era chiamata la “picinina”, un soprannome che era diventato un riconoscimento per questa donna di 93 anni che ha combattuto nella Resistenza, vivendo i cambiamenti e le trasformazioni della società di Zelo e del Lodigiano.

Leonina Rondoni, partigiana romana. Dopo la Liberazione, l’attività politica, prima nel Fronte della gioventù comunista (la cui sede, ricorda sempre Sansone, era nel villino requisito ad un fascista locale), poi nel Pci, impegnandosi soprattutto nelle lotte per l’emancipazione femminile, per la casa, per i servizi sociali e l’attività di testimone della Resistenza.

Rina Ferrè, partigiana. “Quando venne il momento di scegliere – racconta Rina in una delle sue ultime testimonianze – non ebbi alcun dubbio: aiutai mio padre partigiano combattente, facendo parte della Brigata Garibaldi, con alcuni partigiani di Busto Garolfo agli ordini di Celio Danesi. Come staffetta ritiravo manifestini e stampa non autorizzata, da distribuire con i clandestini canegratese. E’ stata decorata con la Medaglia riconosciuta ai partigiani dal Ministero della Difesa nel 2016 in occasione del 70° anniversario della Liberazione.

Cécile Rol-Tanguy, partigiana francese. E’ stata un’importantissima antifascista, figlia di genitori sacrificati alla Resistenza. In Francia resta una delle donne più rappresentative della lotta antinazista, avendo anche pagato prezzi alti: il padre scomparve ad Auschwitz e lei perse due figli piccoli per denutrizione.

Marcelle Guymare, partigiana francese. Conoscendo bene il tedesco i suoi servigi furono di primaria importanza per la Resistenza francese, dopo la Liberazione fu attiva testimone presso le scuole, divenne componente della Fédération nationale des déportés et internés résistants et patriotes e dell’Association nationale des anciens combattants.

Maria Martini Zacchero, l’ultima partigiana di Sala Biellese. Era la più anziana del paese. Con lei viene a mancare una figura importante ed una preziosa testimonianza, soprattutto per il ruolo che ha ricoperto.


Silvana Loreti, la partigiana ‘Tosca’. Il 21 aprile 1945 fu testimone dell’ingresso degli alleati a Bologna. Nata a Granarolo nel 1928, ha militato nella Quarta brigata Venturoli Garibaldi, operando a Minerbio e Granarolo, partecipando anche alla manifestazione delle donne di Granarolo quando l’8 marzo 1944 fu assalito il municipio e dato fuoco a documenti e cartoline precetto.

Dina Croce, partigiana lombarda. Fu tra le prime donne a entrare nella Resistenza: come staffetta percorse centinaia di chilometri in bici ogni giorno, in ogni condizione atmosferica, per portare messaggi e cibo alle formazioni partigiane dell’Oltrepò Pavese. Lo scorso 29 agosto era stato presentato un libro sulla sua storia “Dina racconta”, di Marina Trazi. Aveva novantaotto anni.

Rossana Rossanda, la ragazza del secolo scorso. Lo ha attraversato in pieno, ne é stata testimone diretta, ne ha scritto con la sua intelligenza raffinata e la sua cultura profonda. Ci mancherà tantissimo la sua visione lucida, al di sopra delle parti, mai faziosa né di parte come si addice ad un’intellettuale autentica, di razza, ultima esponente di una categoria che con la sua scomparsa si estingue. Da “L’Agenda ed i Luoghi delle Donne”, la pagina facebook a cui é connesso questo sito, sono stati pubblicati più di un semplice post con i ricordi di alcune donne, che l’hanno conosciuta, frequentata per tanto tempo e stimata: il ricordo di #RitannaArmeni collega a #ilmanifesto , il ricordo di #IdaDominijanni collega a #ilmanifesto ed il ricordo di #LucianaCastellina compagna di tante strade. Si é pubblicato un post con l’illustrazione eloquente di Biani “Rossana Rossanda la ragazza della luce, riportando l’indice bibliografico di alcuni suoi libri fondamentalied infinel’ultimo post di congedo per il giorno dei funerali del 24 settembre con la composizione originale di questo sito, che ritrae il suo volto nelle varie stagioni del tempo da giovanissima laureata ad ultranoventenne, la cui ragione di vita fu la curiosità di esplorare il mondo in profondità, conoscerlo, assumerlo anche nei dolori e lei ne ebbe tanti, soprattutto negli ultimi anni, rimasta sola senza più i compagni di sempre né a Parigi, dove aveva vissuto per un periodo, né a Roma, dove era ritornata. Per sua stessa ammissione la curiosità era stata il più potente antidoto alla depressione della sua ultima stagione.

Ines Figini, Internata non perché partigiana o ebrea, ma perché da giovane operaia aveva difeso i promotori dello sciopero contro il nazifascismo del 1944. “Ho visto i bambini mandati nelle camere a gas”, raccontava.

Carla Nespolo, la prima donna presidente nazionale dell’Anpi.

Ibes Pioli, la partigiana ‘Rina’. Era nata a Cavezzo, prov. di Modena, il 18 febbraio 1926 in una famiglia antifascista: il padre e il fratello maggiore erano perseguitati politici. Ha frequentato le scuole superiori fino alla quarta ragioneria. Durante la Resistenza operò come staffetta di collegamento tra Modena e Mirandola nelle Brigate Walter Tabacchi.

Iborra Maria Salvo, l’antifranchista centenaria. A maggio per il suo centesimo compleanno era stata plurifesteggiata. Visse una gioventù difficile. Perseguitata politica del franchismo con l’accusa di aver cospirato contro la sicurezza interna dello Stato fu condannata a trenta anni di carcere, che scontò tutti.

Nara Marchetti, partigiana, impegnata per tutta la vita nella difesa dei valori della democrazia, dei diritti civili e nella difesa dei più deboli.

Lidia Menapace, partigiana, senatrice, saggista.

Gianna Radiconcini, staffetta partigiana: novant’anni in lotta per l’emancipazione femminile. E’ entrata nella Resistenza romana a quindici anni, é stata la prima donna corrispondente Rai all’estero.

Giulia Re, partigiana milanese di famiglia antifascista.

Aude Pacchioni, partigiana e promotrice del welfare.

E’ scomparsa all’età di novantasei anni Reine Tata Chouraqui, partigiana ebrea franco-algerina. “Non eravamo eroici, eravamo sublimi, più che eroici” così ricordava la sua resistenza da combattente comunista per i Francs Tireurs et Partisans Français (FTPF).

Liliana Barbaglia, la “professoressa Curzio”, staffetta partigiana in Valsesia. Morta a 93 anni per una polmonite. L’Anpi: “Continueremo nell’impegno lungo la strada che lei aveva intrapreso più di 77 anni fa”. Un anno fa, il nome di Liliana Barbaglia Curzio compariva in un manifesto (“Tutti a Lace a… distanza”) realizzato da Caterina D’Amico per l’Anpi di Ivrea e del Basso Canavese per commemorare il 25 aprile e in ricordo dei partigiani canavesani che hanno lottato in prima linea per la libertà. E in nome di quel ricordo non aveva mai smesso di portare la sua testimonianza anche tra le scuole. Nel ’44, quando scelse di diventare “staffetta” partigiana, come sua sorella Adriana, protagonista del libro Quand’eri Soreghina, aveva pressappoco la nostra età”. Ricordano come raccontò loro che “questo lavoro di collegamento comportava un altissimo rischio, ma era fondamentale, perché era l’unico contatto tra i partigiani della divisione garibaldina, nascosti nei boschi, e la popolazione. Le venivano affidati oggetti multiuso come ad esempio chiodi a tre punte, ma anche semplici messaggi o giornali, da trasportare con l’unico mezzo disponibile all’epoca, cioè la bicicletta”. E anche come abbia trasmesso loro “un senso di gioiosa vitalità, di entusiasmo, quasi fosse “normale” allora per i ragazzi dimenticare la paura e sfidare la morte, con dedizione e forza d’animo” nonostante i disagi, i rischi e le tristi esperienze di guerra.

Antonietta Romano Bramo, la partigiana Fiamma premiata con l’Ambrogino d’oro di Milano

Anna Kozminska, polacca, abitava a Varsavia. Durante la Shoah aveva dato rifugio ad Abraham Jablonski, di 8 anni, e contribuito a salvare altre tre persone. A maggio avrebbe compiuto 102 anni. Era la più anziana dei Giusti tra le nazioni.

articolo di Patrizia Cordone©  L’Agenda delle Donne©”.  Tutti i diritti d’autrice riservati. Sono vietati il “copia-ed-incolla“, il plagio, la contraffazione dei contenuti e tutti gli usi illeciti alla proprietà intellettuale. In ossequio alla normativa dei diritti d’autrice e del copyright le infrazioni saranno perseguite con severità alle autorità competenti.